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lunedì, 11 agosto 2008
Ripartenza
Era andata così allora.
Non c'entrava niente il non riuscire a scrivere con musica italiana in sottofondo, la scarsa propensione per i piedi e le verdure, il caffè mai preso, l'istinto omicida per chi parla al cinema e per chi parcheggia come un assassino, il non sopportare chi insiste nel voler condurre discussioni di prima mattina, la mania per le pinzette e la matita nera, la gelosia violenta, l'impellente bisogno di solitudine totale che arriva all'improvviso, la diffidenza per gli scogli, il piacere nello scattare fotografie, la ritrosia nel lasciarsi andare, la rabbia cieca quando non ce la fai, la nausea per una singola goccia di sangue e per il parmigiano sulla pasta, la paura di non essere all'altezza, la determinazione assoluta che viene fuori quando meno la si aspetta, il leggere con voracità, il debole per il bon ton, gli sbalzi d'umore, la passione per tutto ciò che è di carta, l'amore incondizionato per il peperoncino e la nutella, l'orgoglio ostinato.
Nessuna di queste cose ti era stata insegnata.
Il non aspettarti mai niente di buono da nessuno invece sì. Insegnato a suon di delusioni. Piccole ed enormi. Involontarie e ben architettate. Facili da dimenticare e impossibili da lavare via.
Sì. Lo avevi imparato, era andata per forza così.
Perchè prima eri diversa.
sabato, 29 marzo 2008
De Relatore
Ci sono giorni in cui non vorresti mai alzarti, ci sono giorni in cui ti alzi e ti chiedi cosa diavolo farai fino a sera, ci sono giorni in cui ti alzi e hai così tante cose da fare che vorresti altre 24 ore di bonus, ci sono giorni in cui neanche sei fuori dal letto che hai già preso un imigran per il mal di testa.
Poi ci sono giorni in cui ti alzi e sai di dover trovare un relatore per la tesi.
Sai che lo dovrai cercare non psicopatico, non rincoglionito, non lunatico, non assenteista nè troppo pignolo, ma al tempo stesso attento a quello che fai, presente, cordiale e competente.
Ti sorprendi a pensare che se trovi uno così non gli dovresti chiedere la tesi, ma di sposarti.
Poi succede che ne trovi uno. E ovviamente succede che è rincoglionito, inizialmente assenteista e in ultimo troppo pignolo. Uno di quelli che ogni volta che lo vedi gli devi fare il riassunto delle puntate precedenti, elencargli le tue generalità e ricordargli perché vi conoscete. Uno di quelli che “ma io sono il tuo relatore o il tuo correlatore?”, uno di quelli che va tutto bene fino a sei giorni prima della discussione, poi invece “va benino, è un po’ cortina, forse troppo polemica, aggiungi qui e taglia qua”.
Uno di quelli che il giorno della tua discussione arriva in ritardo creando scompiglio, uno di quelli che mentre ti siedi e cominci a parlare cercando di non far tremare la voce lo guardi e pensi “gesù ti prego fà che riesca a ricordarsi chi sono e perché sono qui”.
Uno di quelli che all’ultimo momento ti sorprende e si trasforma nel relatore dei tuoi sogni: attento, competente, cordiale e comprensivo.
Uno di quelli che dopo la discussione viene a stringerti la mano e poi sparisce per sempre dalla tua vita.
E così anche tu avrai la tua coroncina d’alloro, gli abbracci e un bellissimo giorno di festa.
E anche questa è andata.
sabato, 16 febbraio 2008
16.02.08
odg: colloquio con Dio
Dio: sia lodato me medesimo.
S.Valentino e S.Faustino: sempre sia lodato.
Dio: ancora voi? ma come ve lo devo dire che quando guardo Matrix voglio essere lasciato in pace? stasera c'era pure Amendola, capperi.
S.Valentino e S.Faustino: ci scusi, o sommo. Comunque con la tv di fastweb può registrare i suoi programmi preferiti senza bisog...
Dio: sì lo so, mi hanno telefonato prima. Ma che volete?
S.Valentino: ecco...vede...noi non ne possiamo più di 'sta cosa degli innamorati e dei single. Io non c'ho manco uno straccio di donna e poi, in tutta sincerità, non ho neanche un gran ritorno d'immagine. Io ci metto il nome e poi tutta la gloria se la prende quel pagano là...il nano con l'arco e le frecce, shirley temple a carnevale su una spiaggia nudisti, robin hood versione gnomo di sti...
Dio: va bene, va bene, ho capito. E tu, Faustino? Cosa ti cruccia?
S.Faustino: ecco, vede...io tutti gli anni sono puntualmente lo zimbello di tutto il circondario. Che poi con questa storia del single sfigato vanno avanti tutto l'anno, non si fermano a sfottere neanche il giorno di S.Bona protettrice delle hostess, si rende conto? Le volevo anche far notare che il 15 febbraio sul calendario di frate indovino c'è scritto S.Faustino e Giovita, io non capisco perchè tutta l'infamia tocca a me e al mio compare niente. E' morto bruciato anche lui, se lo ricorda, no?
Dio: ragazzi, mi dispiace, lo sapete che non è da me cadere nella banalità... ma poi i fioristi e quelli delle agenzie matrimoniali chi li sente?
S.Valentino: ma lei è l'Onnipotente! Il Divino! Faccia qualcosa! Li faccia scomunicare!
S.Faustino: dunque...le cavallette le ha già usate, vero? Sì. Mmm...scateni un'invasione di colibrì!
Dio: o Faustino, rincoglionito, sei rimasto solo tu a non sapere che si stanno estinguendo, per la miseria!
S.Valentino e S.Faustino: La supplichiamo. In fondo non chiediamo tanto, vorremmo solo essere cambiati di ruolo.
Dio: sentiamo.
S.Valentino: io è una vita che voglio fare il santo protettore delle rondini che non fanno primavera!
S.Faustino: Sì!Sì! E io delle capre sotto la panca!
Dio: sentite, tra un pò comincia Marzullo, facciamo così. Uscendo lasciate il curriculum a S.Pietro, vedremo quel che si può fare. E ditegli che stesse attento con quelle benedette chiavi, che il ferramenta si è stufato di fare copie.
S.Valentino e S.Faustino: ci inchiniamo con timore reverenziale dinanzi a cotanta magnanim...
Dio: va bene, va bene. sia lodato me medesimo, andate in pace.
S.Valentino e S.Faustino: sempre sia lodato, rendiamo grazie, amen, alleluja alleluja.
venerdì, 15 febbraio 2008
In verità vi dico
Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.
Gli ultimi giorni - Andrew Masterson
lunedì, 11 febbraio 2008
Scusa ma ti chiamo Cloverfield
"Pronto ciao sono in sala professori, ho preso sette!"- "Ah, ma chi sei?"
da Scusa ma ti chiamo amore
"A che ora partono gli elicotteri?"- "Alle sei zero zero" -"E che ore sarebbero?"- "Le sei"
da Cloverfield
Tu la devi smettere di accontentare chiunque ti chieda di accompagnarlo al cinema. Anche se piove a dirotto e la persona in questione si esibisce nel migliore sguardo pietoso, che, per intenderci, è quello alla bambina di cinque anni che guarda bambi che guarda la madre agonizzante che prima di esalare l'ultimo respiro inveisce e cerca di prendere la targa al bracconiere che le ha appena sparato.
Così magari eviteresti di vedere due film tremendi in una sola settimana.
Però devi riconoscere che il quarantacinquenne Moccia ha dato il meglio di sè stavolta.
Non contenti di aver prodotto altre 633 pagine di vergogna per la lingua italiana con il cartaceo "Scusa ma ti chiamo amore", lui e il suo inseparabile cappellino blu con visiera hanno deciso di portarlo al cinema, dandosi nientepopodimeno che alla nobile arte della regia.
Il buon Federico avrà pensato tra sè e sè "cavolo, ho pure partecipato alle sceneggiature di College e de I ragazzi della 3°C, che referenze vogliono di più?"
Nessuna, Moccia, nessuna. Solo si sperava che dal 1986 ti fossi un pelino evoluto.
La trama è presto detta.
37enne piantato dalla fidanzata in odor di matrimonio s'incontra e si scontra causa sinistro con 17enne acefala dotata di voce stridula, ma molto magra e carina. Essendo lui totalmente incapace di intendere e volere, in un paio di scene intraprende e consolida relazione con la sopracitata ragazza. E incredibilmente continua a starci insieme nonostante in due ore scarse lei riesca a:
-distruggergli la fiancata destra;
-fargli ripagare il suo motorino;
-fargli rimuovere la macchina;
-fargli prendere un numero imprecisato di multe;
-fargli totalizzare una quantità notevole di figure barbine;
-distruggergli nuovamente la fiancata destra. A calci.
I due si ritroveranno infine più innamorati e gggiovani che mai a baciarsi in cima a un faro. Lasciando la sala in preda all'atroce dubbio: chissà quali deliziose ricette al semolino riuscirà a inventarsi la vulcanica Niki tra qualche anno, da servire all'attempato fidanzato e rigorosamente alle 18:30.
Bisogna però dire che il film non si fa mancare trovate di maestria unica come festini a base di sesso, russe e cocaina, mogli cornute, ricomparsa dell'ex fidanzata, tradimenti scoperti, gita in grecia dopo la maturità, amica che si risveglia miracolosamente dal coma.
Ma lo stratagemma che la fa da padrone è quello della voce narrante. Eh sì.
In un film così imprevedibile senti proprio la necessità di qualcuno che ti aiuti a tenere il filo e ti segnali che sta per succedere qualcosa che tu già avevi previsto mentre sceglievi il formato dei popcorn.
Ecco. L'aver riscontrato questa componente di prevedibilità anche in fila alla cassa per Cloverfield, doveva farti piantare in asso l'amico implorante e fuggire.
Dovevi scappare invece che rimanere lì a snocciolargli quella che secondo te (che avevi come unica informazione sul film l'immagine della locandina) sarebbe stata la trama.
Sì perchè all'uscita dal cinema ti sei potuta complimentare con te stessa: tutto corrispondeva fino all'ultimo dettaglio. L'unico errore che avevi fatto era stato quello di aver usato la parola "trama".
Sì perchè trama non c'è.Telecamera a mano che riprende la grande festa a casa di Rob prima della sua partenza per il Giappone.C'è anche Beth, che però litiga con Rob e se ne va tutta impettita.
All'improvviso una forte scossa e tutti corrono sul tetto, da dove si può ammirare l'ormai consueto spettacolo di New York che salta in aria e viene distrutta nelle maniere meno originali possibili.
Stavolta, guarda un pò, è un enorme mostro verde. Non si sa cosa sia nè da dove sia venuto, e non lo si saprà mai.
Il gruppetto dei nostri eroi, tra i quali l'uomo-telecamera, non ci capisce un'acca e continua a correre di qua e di là, sballottando tutta la platea.
Finalmente Rob trova lo scopo del film: andare a recuperare Beth perchè ovviamente ha capito solo ora che la ama perdutamente.
Le donne corrono tra le macerie su sandali tacco dieci, gli uomini hanno seri problemi di orientamento.
Il risultato è che muoiono come mosche uno dopo l'altro. Manco a dirlo si salvano solo Rob e Beth.
Ma non ci sperate troppo perchè creperanno urlandosi "ti amo" giusto cinque minuti dopo.
Sfortunatamente qualcuno ritroverà la telecamera ed ecco qua il film.
Telecamera che è da considerarsi la vera eroina del film, dato che sopravvive ai bombardamenti ordinati per radere al suolo New York.
Bè.
Alla fine di queste due esperienze assolutamente formative, puoi stabilire che vince Cloverfield. Anche se solo per un pelo.
Sì perchè con la scusa di qualcosa che la cassiera della multisala ha biascicato essere "tecnologia...alta definizione...tridimensionale...", Cloverfield riesce a far sborsare 50cent di più a spettatore.
Qualcosa di geniale dovevano pure averlo fatto, in fondo.
venerdì, 25 gennaio 2008
Folklore condominiale - Vol.II
La signora I**s: trattasi dell’ apparentemente innocua e docile moglie del vecchio del primo piano. La signora è l’unica a godere di uno sputo di giardino, che custodisce gelosamente. E’ anche brava ad intercettare per le scale chi scrive e colei che, in linea con l’originalità di chi scrive, chiameremo coinquilina1:
Signora I**s (calma): il mio giardino è pieno di cicche di sigaretta.
PercheNo: …
Coinquilina1(amichevole): salve signora!
Signora I**s (dando i primi segni di nervosismo): ho detto che il mio giardino è pieno di cicche di sigaretta.
PercheNo: …
Coinquilina1 (sincera): ci dispiace
Signora I**s (inviperita): il mio giardino è pieno di cicche e siete state voi!
PercheNo: …
Coinquilina1 (indispettita): si sbaglia signora, le altre non fumano e io non le butto mai di sotto, magari chieda agli inquilini del secondo e terzo…
Signora I**s (completamente fuori controllo e tutto d’un fiato): so-cosa-avete fatto-siete-state-voi-riferirò-al-proprietario
Coinquilina1 (iraconda): bè non si fida di quello che le dico? Ci parlo anche io col padrone di casa, ha cap..
PercheNo (trascinando fuori coinquilina1): va bene, arrivederci signora!
La finestra di fronte: siccome tu sei tu, te lo puoi scordare che alla finestra di fronte ci sia Raoul Bova. La tua finestra di fronte (che poi in realtà sono le finestre), è quella di un comunissimo hotel che ha pensato bene di situarsi a due metri dal tuo balcone. La finestra di fronte è sorgente di sorprese sempre nuove: si va dall’utente che si rade fischiettando, a quello che gira tranquillamente nudo, all’igienista che lava 10 paia di mutande al giorno e te le stende praticamente dentro casa, alla donna che urla al telefono inveendo contro tutta la stirpe dell’interlocutore, alle donne delle pulizie che cantano e all’immancabile guardone che approfitta gioiosamente della tua serrandina dimenticata aperta credendo di non essere visto mentre cerca di nascondersi dietro alla tenda.
I cinesi del terzo piano: a settembre, insieme a te, sono arrivati anche loro. Sul citofono è comparso un cartellino con un nome impronunciabile e ogni tanto ne incontri uno sulle scale, sempre lo stesso, sempre con il sacco dell’immondizia da buttare. Nient’altro. Silenziosi, con orari misteriosi, mai un reclamo. Fino a qualche settimana fa. Tu eri lì, in camera, alle due di notte, a studiare nel silenzio più assoluto e ad un certo punto li hai sentiti.
Prima un leggero brusio, poi risatine sommesse, poi qualcuno ha azzardato un suono più acuto e tutti l’hanno seguito. Risate grasse, scomposte, convulse, euforiche si alzavano dal pavimento di camera tua mescolandosi insieme, per un effetto d’insieme leggermente inquietante. Da quella sera l’esplosione di incontenibile allegria non si è più fermata: ridono come pazzi notte e giorno. Giorni fa eri là che li ascoltavi e cercavi di capire quale tipo di sostanza psicotropa fosse arrivata al terzo piano e l’hai fatto notare all’amica che studiava con te:
PercheNo: o, senti come se la ridono i cinesi di sotto, chissà che fanno. Magari hanno acceso la tv e si sono resi conto di essere in un paese che ancora non riesce a trovare alternative a Baudo, figurarsi tenere in piedi dignitosamente un governo.
Amica(seriamente stupita,tende l’orecchio e alza gli occhi): …perché, i cinesi ridono?
PercheNo: …
Il padrone di casa: il padrone di casa vive al secondo piano con una fantomatica moglie che nessuno ha mai visto, e il vostro rapporto si esplica alla perfezione nel popolare modo di dire “essere come il diavolo e l’acqua santa”, dove naturalmente lui è la tua acqua santa. Ovvero: siccome ai modi di dire non si sfugge, devi evitarlo come la peste. Perché a causa motivi imperscrutabili e stabiliti per il bene comune del nucleo coinquiline, tu in questo appartamento ci vivi da clandestina. Il che si traduce in:
- ogni volta che al citofono è il padrone di casa che dice di stare salendo e tu sei a casa, si crea lo scompiglio generale, e tu devi o rintanarti in stanza ben attenta a non respirare, o recitare la parte dell’ospite (ne consegue che sei stata presentata al padrone di casa circa cinque o sei volte);
- quando la visita è preannunciata tu sai già che dovrai smaterializzarti e passare un’ora da qualsiasi altra parte;
- il passaggio dal terzo al primo piano lo devi fare di corsa senza voltarti mai, altrimenti salti il turno e riparti dal via;
- nel caso tu incontri il padrone di casa fuori dal cancello, devi cercare di mimetizzarti con il paesaggio urbano il più possibile cercando possibilmente di non farti investire dal camion dei rifiuti.
Il finale lo lasci aperto come nei migliori film, quelli che si accendono le luci in sala e tu vorresti picchiare tutti i responsabili, dal regista fino al truccatore.
Il finale lo lasci aperto perchè chissà chi arriva domani. O chi se ne va. O chi arriva al posto tuo.
PS: Gran bel condominio, comunque. Tutti che rosicano perché le studentesse dell’ultimo piano hanno l’attico che è il doppio dei loro appartamenti.
Alle riunioni di condominio non ci invitano mai. Sigh.
mercoledì, 05 dicembre 2007
Folklore condominiale
Hai cambiato domicilio tre volte in quattro anni, l’arte del trasloco ormai non ha più segreti per te, il tuo libro nel cassetto, quello con cui sicuramente sfonderai, è la Guida per principianti alla questua degli scatoloni corredato di Mappa illustrata degli esercizi commerciali più generosi, ti basta un’occhiata distratta alla casa per quantificare il numero esatto di cartoni e i metri di scotch da pacchi che serviranno, ti diverti un mondo a giocare a tetris con libri, cd, maglioni e carabattole varie e quando ti chiedono se fai sport ti senti autorizzata a dire: Sì, io trasloco.
Dunque, assodato che sei ferratissima sul “come”, l’unico punto interrogativo della faccenda rimane il “dove” andrai a finire.
In principio furono le suore e tu bramavi l’appartamento, poi fu il turno dei due anni in studentato e tu bramavi l’appartamento. Infine toccò al condominio e tu finalmente ottenesti l’oggetto dei tuoi desideri: una stanza singola in un posto dove per uscire non dovessi girare il cartellino, firmare il registro, dire la preghiera e fare testamento.
Ora, passato qualche mese dall’avvenuto insediamento, hai tutte le conoscenze per stilare il consueto rapporto:
Il quarto piano: vivere all’ultimo piano è bello, le stanze sono luminose, hai una terrazza spropositata dove starebbero tranquillamente quattro monolocali e non c’è nessuno al piano di sopra che decide di spostare la disposizione dei mobili alle otto del mattino. Il tutto sarebbe ancor più meraviglioso se, una volta sul pianerottolo, tu potessi spingere il magico tasto dell’ascensore e lasciarti trasportare sù e giù. Ma non puoi perché non esiste alcun magico tasto, e ogni volta che arranchi sulle scale con 15kg di sacchetti della coop non puoi fare a meno di pensare che le cose devono essere per forza andate così:
Ingegnere1: qualcosa da aggiungere?
Ingegnere2: bè stavo pensando, l’ascensore si potrebbe mettere qua e poi…
Ingegnere1: cooosa?
Ingegnere2: dicevo, l’ascensore…
Ingegnere1: questo condominio non avrà un ascensore. Attività fisica, attività fisica! mi hai capito razza di rammollito? Gliel’avevo detto io a Rita di non sposarti, inetto! E adesso rompi le righe e vammi a prendere un caffè.
Ingegnere2: …ma veramente…io…
Ingegnere1: scattareeee!!!
Il vecchio del primo piano: il vecchio del primo piano ha seri problemi di deambulazione, ma, con tuo sommo gaudio, non può esimersi dal deambulare ugualmente. Sole, pioggia, vento e grandine, con qualsiasi condizione atmosferica sai che troverai lui, il suo bastone e la sua badante sulla tua strada.
Fasi della passeggiata: dal portone al cancello e ritorno, per un totale di duecento metri;
Velocità di crociera: 2 cm/h in condizioni ottimali, 1,2 cm/h se il vento è a sfavore;
Durata della passeggiata: dall’alba al tramonto.
Va da sé che ovviamente tu incontrerai il vecchio del primo piano sempre e solo quando hai molta, molta fretta e unicamente nel preciso istante in cui lui sta faticosamente entrando/uscendo dal portone/cancello ostruendo il passaggio per un buon quarto d’ora.
Degno di nota è stato il memorabile tentativo dell’omino di sottrarsi alle grinfie della badante in un momento di distrazione. Solamente con occhio allenato si è potuta nettamente notare l’impercettibile accelerazione alla volta del cancello e la scintilla di sfida negli occhi dell’impavido anziano.
(Per tutti gli interessati agli esiti dell’impresa: la badante ha fatto in tempo a finire la telefonata, limarsi le unghie e stendere i panni. Poi ha allungato un braccio e l’ha riacciuffato).
(nuovi e mirabolanti personaggi vi attendono ne
"Folklore condominiale - vol.II",
cercate di arginare l'impazienza, per quel che vi riesce)
domenica, 25 novembre 2007
e tu, di che laurea sei?
o anche post ossessivo-compulsivo
Lauree mattutine, lauree pomeridiane,feste di laurea con buffet vegan, feste di laurea con rinfresco tradizionale, feste di laurea unicamente alcoliche, lauree con la torta, lauree senza torta, pranzi di laurea lunghi come cene di capodanno, lauree sbrigative, lauree in locali eleganti, lauree in osterie rumorose, lauree a casa, lauree a cui sei stata invitata, lauree a cui non sei stata invitata ma ci sei lo stesso, lauree con i parenti di tutti i gradi, lauree solo con gli amici, lauree solitarie, lauree con la coroncina di alloro, lauree senza coroncina-perché-non-mi-piace, lauree da 110 e lode, lauree da 102, lauree a luglio, lauree a novembre, lauree a dicembre, finte lauree con fuga del finto laureando, lauree discusse, lauree ad honorem, lauree sudate, lauree comprate, tesi di laurea da 60.000 battute, tesi di laurea con i complimenti del relatore, tesi di laurea rilegate in similpelle, tesi di laurea rilegate con dorature, tesi di laurea rilegate in pelle umana, tesi di laurea compilative, tesi di laurea di ricerca, lauree in giacca e cravatta, lauree in tailleur, lauree in jeans e maglietta, lauree in Lettere, lauree in Ingegneria, lauree in Economia, lauree in Scienze Politiche, lauree con applausi, lauree in silenzio, discussioni di laurea da 10 minuti, discussioni di laurea da 30 minuti, lauree triennali, lauree specialistiche, lauree del vecchio ordinamento, laureati in via Zamboni, laureati in Strada Maggiore, laureati in via Rizzoli, laureati sull’autobus, laureati in taxi, laureati a piedi, lauree a Bologna, lauree a Macerata, lauree ad Ancona, lauree sognate, lauree desiderate, lauree rincorse, lauree in corso, lauree fuori corso, lauree minimal-chic, lauree trash, lauree bon ton, lauree esibite, lauree modeste, regali di laurea, scherzi al laureato, ricchi premi e cotillons.
Unica costante: complimenti a volontà, baci, abbracci, sorrisi a trentadue denti e foto di rito.
Avvertimento al neo-dottore: nel caso in cui questi ultimi provengano da tuoi compagni di corso non ancora giunti all’agognata meta, sappi che l’entusiasmo e l’energia con cui ti danno pacche sulle spalle è direttamente proporzionale all’immenso, pruriginoso, fastidio che la tua presenza momentaneamente gli provoca.
Queste infide serpi ti sembreranno, sì, tanti cari amici pronti a festeggiare con gioia la tua laurea, ma la prudenza consiglia di prestare attenzione alle pizzette e alle fettine di torta che, premurosi, ti offriranno.
Si sa che una lavanda gastrica proprio nel giorno della laurea non è il massimo.
giovedì, 08 novembre 2007
Galleggiare
Ti convinci delle cose più stupide alle volte. Dovrebbero smetterla di chiederti a che pensi quando stai zitta, dovrebbero poter capire che stai solo lì ad elaborare un nuovo tassello da aggiungere al puzzle delle tue stupide convinzioni. Dovrebbero poter capire che è inutile chiedere, perché non risponderesti neanche sotto tortura.
D’altra parte sono veramente pochi quelli a cui potresti dire in tutta tranquillità che sei fermamente convinta che se non dormi e tieni gli occhi aperti a forza potresti riuscire a dilatare il tempo e far durare in eterno le 5 della mattina dell’8 novembre.
Non perché siano emblematiche di un bel momento della tua vita, non perché è proprio a quest’ora che hai toccato il cielo con un dito, ammesso che ci si riesca. Nessuna menata sentimentale alla Moccia, non ce n’è tempo, non ce n’è bisogno, non ce n’è possibilità. Nessun colpo di genio, non ce ne sono i presupposti. Nessuna impresa epica da tramandare ai posteri, non sei tipo.
Non fai nulla di memorabile.
Te ne stai qui a galleggiare in queste eterne 5 del mattino, il portatile su un comodino che chissà da dove è venuto e chissà di chi è stato, la porta socchiusa per far passare il cavo azzurro del modem chè la wireless è saltata di nuovo.
Stai qui e batti sui tasti come un’ossessa e quando ti fermi fissi solo la barra che lampeggia, stai attenta, attentissima a non guardare l’orologio in basso a destra.
Devono continuare ad essere le 5 e tu devi continuare a battere sui tasti il più velocemente possibile perché ogni tanto senti il bisogno di tirare fuori tutto quello che ti passa per la testa, anche le virgole, anche gli a capo, anche le note a margine, anche i ringraziamenti che in genere non li legge mai nessuno.
Perché se continuano ad essere le 5 e tu resti a galleggiarci dentro non arriverà mai il momento di bussare a quella porta, sedersi e affrontare la paura di dover essere all’altezza di una nuova responsabilità. Non arriverà mai l’inevitabile momento in cui le parole non verranno e quando poi arrivano ti bastoneresti perché ti senti parlare come neanche quando avevi tre anni.
Cosa sarà mai chiedere una tesi in fondo. Ce la puoi fare. Si tratta solo di cominciare a concretizzare quello che hai promesso a tutti dimenticando di convincere anche te stessa.
Cosa sarà mai superare l’ultimo esame e mezzo. Ce la puoi fare. Si tratta solo di cominciare a pregare più seriamente perchè entrambi i professori vengano trasferiti in Lapponia.
Cosa sarà mai riuscire a soddisfare tutte le aspettative. Ce la puoi fare. Si tratta solo di capire come.
Non è esatto dire che scappi davanti ai problemi, è solo che prima di affrontarli ti rifugi nell’angolo più recondito della tua immensa paura e stai lì.
Aspetti, ferma, zitta, senza respirare. E galleggi.
on air: La Cura (live,2003) - Franco Battiato
sabato, 27 ottobre 2007
L'imprescindibile
Dio benedica Yann Tiersen, chi non ha paura di rimanere in silenzio e la matita per occhi waterproof.
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